IMMAGINI DALLA SPAGNA

Alicante 1- 2- 3, Barcellona, Valencia 1-2, Tabarca, Gibilterra, altre ancora. (vai agli slideshow)

VERSION: ||-   SPANISH WITH KEY WORDS: |- << prec| succ>>|14 Marzo 2008

La figlia scomparsa

Un giorno nel 1986, a Buenos Aires, Osvaldo Rivas e Cristina Gómez Pinto mandarono la loro figlia di otto anni in visita presso una psicologa. Era necessario che alla ragazzina fosse detto che, in realtà, era una figlia adottiva e che i suoi veri genitori erano morti in un incidente d' auto.

Domande di ragazzina

La ragazzina cominció a fare insistenti domande per avere dettagli sui suoi genitori biologici e l'anno dopo Rivas e Gómez Pinto finirono per rivelarle che sua madre era stata una impiegata domestica. La curiosità infantile non si fermó e la versione fu nuovamente cambiata, la bambina era diventata ora la figlia di una hostess europea. Alla fine, dopo molti anni, finirono per spiegare, già non più ad una bambina ma ad una adolescente, che era stata abbandonata sulla porta dell'ospedale militare di Buenos Aires e successivamente recuperata da un amico di famiglia, il capitano Enrique Berthier, che l'aveva in seguito consegnata alla coppia.

Con una menzogna si va lontano, ma senza speranze di ritorno

Però, come recita un proverbio ebraico, con una menzogna si va lontano, ma senza speranze di ritorno. La coppia non resse alla tensione e si separó due anni dopo aver tentato di imbrogliare la bambina. L'ambiente divenne irrespirable: Cristina Gómez le faceva rimproveri costanti. "Mi diceva che non ero loro grata per quello che avevano fatto per me e che se non fosse stato per loro sarei stata gettata in un canale".

E un giorno rientrando a casa, la madre, Cristina Gómez, con la quale era rimasta a vivere, le annunció che "una vecchia" voleva separarla da lei. Era una delle Nonne di Plaza de Mayo, alla ricerca di bambini nati nei centri di tortura le cui madri erano state assassinate. Però un'analisi del sangue, per verificare se ella fosse una di questi, diede esito negativo.

Al compimento del diciannovesimo compleanno se ne andó di casa senza portare con se alcun ricordo della vita che aveva trascorso con coloro che dicevano di essere i suoi genitori adottivi.

Sampallo, che ancora non sapeva di chiamarsi cosí, torno a sottomettersi a nuove analisi nel 2000. La Comisión Nacional por el Derecho a la Identidad (Conadi) tuttora realizza campagne per  incoraggiare chiunque nutra dei dubbi a sottoporsi ad analisi e chi ha un familiare scomparso a donare campioni del proprio DNA per facilitare le identificazioni.

La scoperta 

Questa volta il test diede esito positivo e per la prima volta da quando era piccola María Eugenia seppe la verità sulle sue origini. Il resto della storia lo conosceva già fin troppo bene. In realtà era la figlia di Leonardo Sampallo e Mirta Barragán, sequestrati il 6 dicembre 1977 mentre si trovavano nella loro casa di Buenos Aires insieme al figlio di tre anni di Barragán, frutto di un matrimonio precedente. La donna era in cinta di sei mesi al momento della sua scomparsa. Il 30 dicembre dello stesso anno i militari consegnarono il bimbo al nonno, peró più nulla si seppe della coppia e del figlio che essi attendevano.

María Eugenia nacque in cattività l'8 febbraio del 1978 e rimase in mano a Berthier fino a marzo, quando questi la consegnó alla coppia Rivas e Gómez Pinto. Con la complicità del médico dell'esercito Julio Cáseres Monié, ora deceduto, la coppia falsificó il certificato di nascita nel quale la bambina risultava  come loro figlia biologica, nata il 7 maggio del 1978. Grazie ad esso riuscirono poi ad ottenere un suo documento d'identità.

Per la prima volta in Argentina

Per la prima volta in Argentina, una figlia di 'desaparecidos' ha deciso di denunciare il militare che la rapí, dopo la nascita in cattività, ed i suoi genitori adottivi. "Che la società smetta di ritenere tollerabile il furto di figli altrui". Assediata dai giornalisti ma non con animo fermo, María Eugenia Sampallo ha ascoltato nella sede del tribunale di Buenos Aires il procuratore dell'accusa chedere la condanna a 25 anni di prigione per i tre autori del misfatto. Sampallo è al tempo stesso la denunciante e l'oggetto del rapimento. Questa argentina di 30 anni si é seduta sul banco degli accusatori per la prima volta nella storia del suo paese.



DAI BLOG
Vivere a madrid
13 giorni fa
Vivere a madrid
22 giorni fa
Vivere a madrid
1 mese fa
Vivere a madrid
2 mesi fa
Vivere a madrid
2 mesi fa
Vivere a madrid
2 mesi fa
Vivere a madrid
2 mesi fa