IMMAGINI DALLA SPAGNA

Alicante 1- 2- 3, Barcellona, Valencia 1-2, Tabarca, Gibilterra, altre ancora. (vai agli slideshow)

VERSION: - ||-   SPANISH WITH KEY WORDS: -|- << prec| succ>>|30 Ottobre 2007

Su e giù per il losco barrio

Al rientro la prima grana da affrontare è il compleanno di Ala. Meson Castillo ci ha già dato il due di picche. Niente da fare, sabato sera nove persone sono troppe, è tutto pieno. E' una buona trattoria, di fronte casa, l'interno è in buon ordine. Non essendo un quartiere turistico, è frequentato da 'indigeni' ed i prezzi sono modici.

San Gabriel, cena

San Gabriel, cena

Un posto tipicamente spagnolo con la tele sempre accesa sul 'futebol'. Si mangia bene, Patatas Bravas, Pulpo a la Gallega, montadidos a volte la paella. Per mio cognato è stato il posto dove meglio ha mangiato ad Alicante. Per Ala trovar posto era cosa scontata, aveva già comunicato a tutti luogo ed ora dell'appuntamento. Sbianca, suda freddo, si irrigidisce, non gestisce eccezioni e somatizza.

- Dobbiamo preparare a casa. Non c'è alternativa - mi fa paonazza.

Già mi ci vedo: metà della giornata a pulire casa e l'altra su Skype con mia madre ad inventarmi ricette a sorpresa. Meglio evitare.

- Proviamo nel barrio - le dico.

Il barrio

Alicante, barrio San Gabriel

Alicante, barrio San Gabriel

Il barrio di San Gabriel. E' un posto strano. E' un quadrilatero fuori dal perimentro della Gran Via. A est pende verso il porto. A nord è chiuso da un fumiciattolo essiccato, a sud e ad ovest dai caseggiati della classe media, di chi cioè si è potuto permettere di pagare il doppio per una casa in un condominio nuovo di zecca con garage e piscina. Sono scatoloni di dieci piani, replicati in serie come tante grosse costruzioni Lego, frutto della mente dello stesso architetto. Il barrio invece è fatto di case basse, ha la sua chiesa, gli uffici dell'ayuntamento, la sua piazzetta. Un tempo doveva essere un villaggio a se stante ora inglobato dalla speculazione. Hanno le loro feste, e i loro eventi, con gli abitanti delle 'urbanizaciòn' ci convivono ma non si amano.

Alicante, barrio San Gabriel

Alicante, barrio San Gabriel

Ci avventuriamo. Dopo il tramonto il luogo si spopola, ha un aspetto lugubre e malsicuro con le stradine in discesa che danno sul porto, qualche baretto scuro con pochi clienti e qualche tavolo. E' solo una percezione, non è un posto pericoloso e nemmeno uno dove ci si possano portare amici a cena per un compleanno. Rientramo su Gomez Sempere. A trecento metri da casa c'è un'altra zona con un pò di baretti e locali. Ci sarebbero due possibilità. La prima, un posto arredato di tutto fino. Qua il 'futebol' lo si vede su schermi al plasma, dove l'unica ed ultima volta che ci siamo andati ci hanno tosato per bene. Non c'era menu, il cameriere ci elencò a voce quello che avevano. Lo Spagnolo dei cibi è diverso ed incomprensibile, ordinai l'unica cosa che riuscii a capire: una bistecca, pessima, e ce la fecero strapagare.

Saotu

La seconda possibilità è il ristorante Asiatico. Il posto non è male, il locale è nuovo, spazioso e curato, i menu stampati su carta stilizzata e i bagni decorati con le effigie del dragone. Ci veniamo spesso ed è sempre semi vuoto. I ristoranti cinesi non godono di grande popolarità, si dice che siano sporchi, che manipolino i cibi. Ci sono leggende metropolitane radicate come quello celebre della comunità cinese che non ha decessi, dei passaporti che si tramandano di padre in figlio, tanto manco a dirlo, sono tutti uguali. E' proprio di questi giorni la notizia, che a detta di un cannibale tedesco la carne umana sappia di maiale. Niente da fare. Lo spezzatino di saggio Cinese non è molto popolare qui in costa Blanca. Mi dispiace perché Saotu, la proprietaria, è tra le persone più cordiali che mi sia mai capitato di incontrare. Quando ordiniamo del take-away si intrattiene con noi, ci dice di come sia stato semplice per lei imparare lo spagnolo, di quando viveva col marito in Polonia. La incuriosisce questo strano connubio Italo-Polacco in terra Iberica. Meriterebbe il locale strapieno.

la 'mia' Cina

Non è la prima volta che mi capita. Anche a Milano in una parallela di viale Monza prima della massicciata della ferrovia, c'è una famiglia Cinese che gestiva una trattoria. L'avevano rilevata dai vecchi proprietari Italiani. Preparavano cibo locale e si mangiava benissimo. Ogni volta che ci andavamo ci accoglievano con sorrisi a trentadue denti, si soffermavano a parlare, ci chiedevano degli assenti. Per rientrare dall'investimento lavoravano senza soluzione di continuità, con l'entusiasmo di chi crede nel proprio futuro. Nelle comitive c'era sempre chi faceva la faccia storta, il locale era brutto, diceva, il menu stropicciato, che lui conosceva una locale dall'altra parte della città, 45 minuti per arrivare, mezz'ora per il parcheggio, ma che soddisfazione cenare in un locale scintillante all'ultima moda gestito da Padani puri da generazioni! Tale 'soddisfazione' non era quasi mai a buon mercato, come niente la cena finiva per costare 50 euro a capoccia. "Però vuoi mettere?" faceva il fighetto. Non gli rispondevo cosa e dove ma solo per non essere additato come il solito terrone non meritevole di far parte di un consesso civile.

un soldo per il mio benessere

Non ci possiamo consentire lo spaventoso azzardo di invitare nove persone, con elevati salari ed altrettanto elevata propensione al consumo, al ristorante Asiatico.

Ala ormai è fuori di se. Bisogna risolvere il problema se no da i numeri. C'è un'altro locale vicino casa, Italiano. Fa parte di una catena. In genere quando danno un nome Italiano ad un locale lo fanno per raddoppiare i prezzi. Qua in Spagna è come da noi al Sud, chi invita paga per tutti. Ma non fa niente, Ala per comprarsi la propria tranquillità ed andare a dormire tranquilla è disposta stavolta a sforare e di molto il budget della cena.

il compleanno

La cena? E' andata benissimo: otto persone da cinque diversi paesi Europei, spagnolo ed inglese le lingue della serata. Abbiamo conosciuto Carlos, spagnolo verace di Valladolid, tratti forti, personalità latina, amichevole e gioviale. Due giorni prima ci aveva aiutato a trasportare il televisore rotto, il secondo in sei mesi, all'assistenza. Un buon amico, però quando si parla di ambiente e riscaldamento globale siamo agli antipodi. Mi piacerebbe decicare alla discussione dell'altra sera un post a parte; avrò lo spunto per tornare sulle più che controverse argomentazioni (ndr. in famiglia) del post di due settimane fa sul blog action day


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